L’augurio ad un amico

Oggi, nella celebrazione delle 9.30, è venuto a farci visita un vecchio amico, don Francesco Guglietta. Pochi giorni fa ha festeggiato i suoi 25 anni di sacerdozio ed ha accolto l’invito a celebrare la santa Messa nella comunità che conosce bene ed ha visto la sua ordinazione sacerdotale. In occasione dei festeggiamenti don Simone ha fatto visita a don Francesco nel monastero di Valledacqua, dove attualmente risiede e gli ha fatto dono di una icona Mariana. Oggi, al termine della celebrazione, don Simone ha regalato a don Francesco la prima casula che ha indossato nella sua ordinazione sacerdotale, un momento molto emozionante e toccante per tutti noi presenti. Il nostro augurio per don Francesco è di essere sempre pronto alle sfide che dovrà affrontare, con la gioia nel cuore che solo il Signore può dare. Il Signore illumini sempre i suoi passi e lo renda pastore giusto e amorevole. Sappia guidare il suo popolo con la consapevolezza che il Signore è al suo fianco.
Tanti auguri don Francesco!

Il commento un po’ irritato del giornale dei vescovi

I Cristiani non la pensano più secondo il Vangelo di Gesù ma secondo le mode di questo momento in cui prevale la “paura” dell’altro e si sta creando una mentalità razzista come nei tempi bui già vissuti dall’Europa e che altri paesi stanno vivendo : il signore ci tocchi il cuore a tutti!

Lettera ai Vescovi italiani, luglio 2018

 

Eminenza Reverendissima Mons. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI Eccellenze Reverendissime, Vescovi delle Chiese Cattoliche in Italia,

vi scriviamo per riflettere con voi su quanto sta attraversando, dal punto di vista culturale, il nostro Paese e l’intera Europa.
Cresce sempre più una cultura con marcati elementi di rifiuto, paura degli stranieri, razzismo, xenofobia; cultura avallata e diffusa persino da rappresentanti di istituzioni.

In questo contesto sono diversi a pensare che è possibile essere cristiani e, al tempo stesso, rifiutare o maltrattare gli immigrati, denigrare chi ha meno o chi viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli in contesti degradati e degradanti. Non mancano, inoltre, le strumentalizzazioni della fede cristiana con l’uso di simboli religiosi come il crocifisso o il rosario o versetti della Scrittura, a volte blasfemo o offensivo.

I recenti richiami – in primis dei cardinali Parolin e Bassetti – al tema dell’accoglienza sono il punto di partenza; ma restano ancora poche le voci di Pastori che ricordano profeticamente cosa vuol dire essere fedeli al Signore nel nostro contesto culturale, iniziando dall’inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo. Un vostro intervento, in materia, chiaro e in sintonia con il magistero di papa Francesco, potrebbe servire a dissipare i dubbi e a chiarire da che parte il cristiano deve essere, sempre e comunque, come il Vangelo ricorda. Come ci insegnate nulla ci può fermare in questo impegno profetico: né la paura di essere fraintesi o collocati politicamente, né la paura di perdere privilegi economici o subire forme di rifiuto o esclusione ecclesiale e civile.

E’ così grande lo sforzo delle nostre Chiese nel soccorrere e assistere gli ultimi, attraverso le varie strutture e opere caritative. Oggi riteniamo che l’urgenza non sia solo quella degli interventi concreti ma anche l’annunciare, con i mezzi di cui disponiamo, che la dignità degli immigrati, dei poveri e degli ultimi per noi è sacrosanta perché con essi il Cristo si identifica e, al tempo stesso, essa è cardine della nostra comunità civile che deve crescere in tutte le forme di “solidarietà politica, economica e sociale” (Art. 2 della Costituzione).

Grati per la vostra attenzione e in attesa di un vostro riscontro, vi salutiamo cordialmente.