Un saluto da Nazareth

Da Nazareth con la preghiera del rosario alla grotta dell’incarnazione ho ricordato tutti coloro che si sono affidati alle preghiere in questi giorni sui passi di Gesù !
Un saluto a tutta la comunità e a tutti coloro che seguono la nostra parrocchia , don Simone

“PERCHE?”

Perchè1

Durante il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Germania (9-14 settembre 2006) ho avuto la possibilità di “visitare” il campo di concentramento di Dachau! Mentre uscivo con i presenti, un amico giornalista tedesco all’improvviso mi ha chiesto: “PERCHE?”.

Sono rimasto un attimo in silenzio e poi gli ho detto: quando torno in Italia proverò a dirti quello che ho provato e quale risposta ho trovato nel visitare in silenzio questo luogo di violenza inaudita!

Ed ecco a voi la riflessione che vi dono in occasione del silenzio di papa Francesco ad Auschwitz in Polonia

Perché? “Lemà”?

Di fronte al dolore innocente sorge spontaneo tale interrogativo e sembra non trovare risposta accettabile e plausibile, soprattutto quanto più tale dolore non è dovuto al caso ma alla ferocia diabolica dell’uomo! Sempre nella storia di ieri e di oggi ci si è imbattuti in tale interrogativo: basta avere sempre lo sguardo rivolto a quanto avviene non solo attorno a noi ma nel mondo intero, specie nei luoghi meno conosciuti e meno pregnanti di interessi per il nostro opulento mondo occidentale!

Tale interrogativo è stato il filo conduttore di un “pellegrinaggio” eccezionale: “pellegrino” a Dachau!

Sì, occorre “farsi pellegrino” per dare un senso e tentare di dare una risposta al “perché”!

Il visitatore va per curiosità, spesso per essere  “à la page”:

il pellegrino sceglie una meta per un cammino di riflessione e di conversione.

Tale è stato il senso dell’andare a Dachau:

Perchè2Il silenzio, rotto solo dai passi sul ciottolato dell’immensa distesa del lager e dalle coinvolgenti parole, che avevano il tono e i contenuti di una “meditazione ignaziana” di una guida eccezionale, il giornalista Werner Kaltefleiter.

Al termine del “pellegrinaggio”, che coinvolge fin nelle viscere, quel “silenzio di Dio” che molti continuano ad esternare come rimpallo di responsabilità, diventa “parola” eloquente nel rimando ad un “Innocente” che ha sperimentato su di sé “l’assenza” di Dio: “…Eloì, eloì, lemà sabactanì…”!

L’unica risposta che diventa incomprensibile per una mera razionalità è il coinvolgimento di Dio nella sofferenza di tutti quelli che la ferocia di uomini hanno ridotto nelle condizioni che sono state espresse molto bene in “..Se questo è un uomo”. “Ecce homo”: è quel volto che continua a presentarsi nelle sembianze di milioni di uomini sfigurati, ieri, oggi e finchè prevale la logica dell’ “homo homini lupus”.

E’ il Crocifisso, l’eloquente spiegazione al tormentato “perché”.

E’ la presenza del Carmelo la risposta per una via, quella della Riconciliazione, invocata da quel Dio che moriva sul Golgota: “Padre perdona loro che non sanno quello che fanno!

Dachau di allora e i tanti Dachau “costruiti” nel mondo sono i “Golgota”

presso cui occorre “stare” come Maria, alcune donne e Giovanni! Non abbattersi per l’esiguità del numero , ma saper esprimere la qualità dell’interiorità: essere “Carmelo” presso tutti i luoghi della sofferenza, del dolore, della “sfigurazione” dell’uomo; salire sul lato della Croce, non occupato, per condividere con  Gesù Crocifisso che si presenta a noi nei Crocifissi del nostro tempo e, insieme, attendere, per tre giorni, la Pasqua di Resurrezione.

 

 

Simone Di Vito

sacerdote