Santi Pietro e Paolo

Taipei, Giugno 2012

Cari amici,

il 29 Giugno la Chiesa ricorda due personaggi importanti per il Cristianesimo: gli Apostoli Pietro e Paolo. Perche’ questi due uomini, un pescatore e un mercante di tende, sono cosi importanti da essere considerati le colonne della Chiesa? Solitamente, siamo abituati a pensarli come Pietro, il vicario di Cristo e Paolo l’evangelizzatore dei pagani, il missionario. Le statue li ritraggono l’uno con le chiavi in mano l’altro con la spada che simboleggia la forza della parola di Dio annunciata. Ma queste immagini non bastano, c’e’ qualcosa “di piu’”: essi hanno avuto il coraggio di cambiare il volto della Chiesa, hanno aperto la Chiesa al mondo. Lo storico e giornalista Indro Montanelli racconta quegli eventi in poche righe estremente chiare: “quest’opera missionaria dapprima si sviluppo’ soltanto in Palestina e nelle contrade vicine, dove vivevano colonie ebree. Perche’ in un primo momento, tra gli Apostoli fu tacitamente convenuto che Gesu’ era il Rendetore non di tutti gli uomini, ma soltanto del popolo ebraico. Fu dopo la missione di Paolo ad Antiochia e il successo che egli raccolse fra i gentili di questa citta’, che si pose e fu risolto il problema dell’universalita’ del Cristianesimo”.

Paolo permette a Pietro di guardare al di fuori della cultura ebraica e di scoprire l’ampiezza del Regno dei Cieli. Pietro, riconoscendo il valore della missione di Paolo, permette alla Chiesa di camminare su strade nuove. Da li a pochi secoli quel cambiamento di orizzonti permise al Cristianesimo di diffondersi in tutto il Mediterraneo. Pietro e Paolo riconoscono, anche se con grande fatica, che non esiste il Cristianesimo ma i Cristianesimi vissuti nelle Comunita’ di Gerusalemme, Antiochia fino a Roma. L’unica fede cominciava ad essere compresa e vissuta in modi differenti perche’ differenti erano le culture e il modo di pensare della gente greca e latina rispetto a chi abitava in Palestina. Cio’ non significa che ognuno faceva di testa propria tradendo il messaggio originale del Vangelo e la fede cattolica, gli Apostoli e, successivamente i Vescovi in comunione con il vescovo di Roma, il Papa, rimangono i custodi della fede. Si tratta, piuttosto, di avere il coraggio di cambiare le abitudini e quelle tradizioni che non sono costitutive della fede stessa. Quante volte anche nella nostre parrocchie sentiamo il bisogno di cambiare qualche cosa per migliorare e per maturare e c’e’ sempre chi dice: “ma si e’ sempre fatto cosi qua”… “ma e’ la tradizione della Chiesa che dice di fare cosi”. Quale tradizione? Di quale epoca? Le persone che vivono oggi hanno gli stessi bisogni spirituali? Hanno le stesse domande? Hanno lo stesso modo di ragionare? O qualcosa sta cambiando. Non vedete che nel mondo c’e’ bisognbo di un cambiamento di tutto, della politica, dell’economia, degli stili di vita. E come puo’ avvenire questo cambiamento se non ci sediamo insieme alle altre religioni e culure per dialogare e cercare di capire insieme quali passi sono necessari per il bene comune. Non basta dire noi cristiani abbiamo dei valori indiscutibili! Non si tratta di cambiare i valori ne’ di imporli, ma piuttosto di condividerli e arricchiersi scambievolmente. Pietro e Paolo hanno avuto il coraggio di accogliere nella Chiesa il modo di pensare dei greci e dei latini, degli italiani!! Noi, oggi, siamo abbastanza coraggiosi da accogliere e condividere il modo di pensare degli immigrati? Oppure abbiamo paura perche’ sono strani? Nei consigli pastoral parrocchial, diocesani quanti immigrati che frequentano la parrocchia ci sono? E nelle assemblee sinodali diocesane? Anche solo uno basterebbe! E se davvero provassimo ad aprirci? Del resto vola solo chi osa farlo! Anche Pietro credeva che i greci fossero strani! Poi quando ha cominciato a dialogare si e’ reso conto di quanto grande fosse il Regno dei Cieli.

Oggi, l’orizzonte da esplorare e’ il dialogo con le altre religioni presenti sul territorio, ho la certezza nel cuore che questa sia la via per un vero e originale rinnovamento della vita stessa delle parrocchie. Non mi chiedete “come”. Il “come” non lo si stabilisce a tavolino, lo puo’ scoprire solo chi ha il coraggio di sedersi, dialogare, porre domande, affrontare insieme i problemi, trovare un modo di pregare insieme senza avere paura delle differenze e senza pensare sempre di essere la “vera” religione, perche’ c’e’ qualcosa di vero e santo anche nelle altre tradizioni religiose. E’ il Concilio Vaticano II che ce lo chiede nel documento Nostra Aetate (numero 1 e 2), riporto i passaggi centrali del testo, evidenziando in grassetto i tre verbi fondamentali: riconoscere, conservare e far progredire.

  1. 1.      Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l’interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane. Nel suo dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino (…).
  2. La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è « via, verità e vita » (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose (4). Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi. (…)

 

Mi accorgo di aver scritto troppo. Un anno fa ho ricevuto il mandato missionario e sono partito per Taiwan, vi penso ogni giorno e vi ricordo nelle mie preghiere, fate anche voi lo stesso; ho bisogno di sentire vicino al mio cuore il calore del vostro affetto perche’ tante sono le difficolta’ che ogni giorno si presentano sul mio cammino.

La via della missione e del dialogo interreligioso sono entusiasmanti, coraggio! Vi

aspetto alla mensa dei popoli!

 

Un caro saluto e un abbraccio grande,

vostro, Roberto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *