Il diario di Roberto Marinaccio: evangelizzazione della Repubblica di Cina

Cari amici,

vi scrivo per farvi avere mie notizie e condividere qualche pensiero con voi.

Lo studio della lingua cinese è duro e occupa la maggior parte del mio tempo, circa 14 ore al giorno tra lezioni con l’insegnante e studio personale. Si tratta di uno studio rigido che porterà frutti a lungo termine ma che nel frattempo è stancante sia mentalmente che fisicamente.

Vivo nella periferia di Taipei, è una zona industriale altamente sviluppata ed inquinata l’aria è 24 ore su 24 irrespirabile, molto peggio di Roma o Milano. Mi mancano le passeggiate a Serapo e a Lungomare. L’impatto iniziale con la cultura cinese è forte, nonostante la cordialità e la gentilezza che mostrano con gli stranieri. I cinesi hanno usi e costumi radicalmente diversi dai nostri, spesso il loro modo di pensare e ragionare si rivela carente di creatività e fantasia: le eccezioni non esistono o se esistono son un problema. Se vai in un bar e vendono un panino con carne e cipolla per fargli capire che la cipolla non ce la vuoi perché non ti piace ci vogliono almeno dieci minuti di conversazione con tre commessi, quando sei fortunato capiscono… altrimenti dicono che hanno capito e finisce che ti danno il panino con la cipolla… e li rimani senza parole! Lo stesso succede con la zuppa di verdure, se la fanno con il peperoncino e gli chiedi di non mettercelo.. comunque finisce che ce lo mettono! Sono abituati sin da piccoli a fare le cose secondo un ordine prestabilito finalizzato alla massima efficienza, produttività, competizione e successo che non ammette cambiamenti o sfumature.

Le strade e i luoghi pubblici sono ordinati e puliti, la burocrazia funziona benissimo, non ci sono file e non si perde tempo come succede ad esempio nelle poste italiane o quando si va al comune per delle pratiche.

Al cibo sono riuscito ad adattarmi discretamente con l’unica difficoltà che è difficile trovare cibi non fritti o comunque ripassati in padella, mi manca il sapore del pane, della tiella e del buon vino rosso. La birra invece ce ne è in abbondanza e di ogni qualità, quella nazionale è buona, si trova a anche la Peroni.

Nell’università che frequento, pur essendo cattolica, i cristiani sono pochi, tra cui alcune suore e sacerdoti cattolici stranieri ed alcuni gruppi protestanti taiwanesi. La presenza della Chiesa cattolica è praticamente irrilevante, si tratta dell’un per cento della popolazione totale (circa 200mila cattolici su 25milioni di abitanti). Nonostante la presenza di diversi istituti religiosi tra cui Salesiani, Gesuiti e Missionari Saveriani l’evangelizzazione della Repubblica di Cina (Taiwan) è carente, a mio parere è inefficace nei metodi utilizzati sino ad oggi. Dal punto di vista delle autorità politiche rimane il timore del proselitismo ciò limita il primo annuncio; dal punto di vista pastorale la catechesi e la spiritualità non hanno maturato un processo d’inculturazione e pertanto non essendo state mediate dalle categorie culturali tradizionali hanno generato un annuncio del Vangelo superficiale (coloniale).

L’Eucarestia mi da il conforto e il sostegno per perseverare nello studio e negli sforzi con la certezza nel cuore che i cinesi attendono l’annuncio del Vangelo nella lingua e nelle categorie culturali proprie. La sfida per i missionari sta nel spendere tempo ed energie nell’inculturazione: cercare di stare con loro sforzandosi di farsi come loro nella consapevolezza di essere considerati e di rimanere stranieri.

Il regno dei Cieli è più importante della fatica, il Signore dei Popoli è con noi. Mi affido alle vostre preghiere soprattutto nel prossimo mese dell’Ottobre missionario.

Taipei, 25 settembre 2011

Con affetto fraterno,

Roberto Marinaccio
Missionario laico dell’Arcidiocesi di Gaeta

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