Da Taipei: Roberto Marinaccio

Taipei (Taiwan), sabato 10 settembre 2011

In occasione della Festa della luna l’università in cui seguo il corso di lingua cinese ha organizzato una giornata di gita visiteremo dei luoghi significati e avremo la possibilità di cimentarci nell’arte di preparare dei piccoli dolci locali.

Lente d’ingrandimento

La Festa della Luna (Moon festival), è una delle grandi feste tradizionali cinesi ma è diffusa anche in altre parti del continente asiatico. Secondo il calendario lunare tradizionale cinese, il settimo, l’ottavo e il nono mese costituiscono la stagione autunnale. La Festa della Luna è chiamata anche Festa di Mezz’autunno poiché cade nel 15° giorno dell’8° mese lunare esattamente nel mezzo della stagione, quando il caldo dell’estate comincia a cedere il passo al fresco tempo autunnale. Quest’anno si festeggerà lunedì 12 settembre. In questo giorno la luna si trova alla massima distanza dalla Terra e in nessun altro periodo è così luminosa. In quel momento, come dicono i Cinesi, la luna è perfettamente rotonda. Nei villaggi i pesanti lavori del raccolto estivo sono già stati completati mentre quello autunnale non è ancora arrivato.

Le vere origini della Festa della Luna sono ancora molto incerte. Le prime testimonianze risalgono al tempo dell’imperatore Wu Di (156-87 a.C.) della dinastia Han, che iniziò celebrazioni della durata di tre giorni, comprendenti banchetti e serate chiamate Guardando la luna. Successivamente le cerimonie iniziarono ad essere celebrate dai nobili, quindi la popolarità si allargò a tal punto che finì per divenire una grande festa tradizionale. Sappiamo che il popolo, durante la dinastia Jin (265-420 d.C.) continuava l’uso dei festeggiamenti della Festa della luna, resoconti ci sono pervenuti dai tempi della dinastia Tang. Durante la dinastia Ming (1368-1644) le case e i giardini venivano decorati con numerose lanterne, e il suono di gong e tamburi erano frequenti.

Le offerte alla Luna e la sua contemplazione sono le attività principali della Festa. La sera, quando la luna si leva, tutte le famiglie si riuniscono all’aperto attorno a una tavola per ammirarne il chiarore e mangiare dei dolci della Luna, delle melagrane, delle pere, delle mele ecc. Chi è lontano da casa cerca di rientrare per raggiungere la propria famiglia. Ed è per questo che la Festa di Mezz’autunno è chiamata la Festa della Riunione Familiare (La luna piena è considerata il simbolo della riunione, del ritrovarsi). A Taiwan le scuole e gli uffici chiudono, anche se la maggior parte dei negozi rimane aperta e i taiwanesi affollano parchi, piazze, vicoli e ogni tipo di spazio pubblico (persino garage, parcheggi e aree condominiali) per fare dei barbecue. Nelle griglie finiscono ogni tipo di carni: pollo, maiale, mucca, salsicce cinesi (un po’ più grasse e dolciastre delle nostre); ma anche calamari, gamberi, pesci di ogni tipo oltre a verdure e ortaggi.

Tipico di questa festa è la preparazione dei cosiddetti “dolci della luna”: solitamente sono rotondi o a forma di poligono, alcuni non sono proprio dei dolci ma piuttosto dei bocconcini salati ripieni di carne secca o al curry; ce ne sono anche di ripieni di crema di fagioli rossi o verdi altri con creme all’uovo con aromi di tutti i tipi. I taiwanesi sono soliti regalarsi delle splendide confezioni decorate ripiene di questi dolcetti, c’è n’è di tutti i tipi, dai più commerciali che si trovano ai supermercati a quelli più prelibati e costosi prodotti artigianalmente in negozi famosi in tutta l’isola.

MITI E LEGGENDE

Fin dalla preistoria la luna è sempre stata per l’uomo oggetto di meraviglia e fascino misterioso che ha ispirato in tutte le più antiche civiltà leggende sul cielo e le sue origini. Credenze superstiziose erano associate al periodo della luna nuova o della luna piena. La luna era adorata come deità ad esempio in Babilonia, Egitto, Grecia, Roma, America Latina. La regolarità, elemento tipico della cosmologia cinese, del crescere e del calare della luna sono interpretati in accordo con i fenomeni della natura e dell’esistenza umana, quali la fertilità dell’uomo-donna e dell’animale, la malattia e la salute, la nascita, la morte, l’amore e il matrimonio, anche ora taluni riti sono frequentemente influenzati dalle fasi lunari. In particolare tra i contadini, le fasi della luna vengono prese in considerazione per determinare il momento giusto per seminare e raccogliere o per l’allevamento degli animali. Il periodo della luna calante era temuto per essere incline alle sfortune e alle disgrazie.

E’ interessante notare come il tema del coniglio abitante sulla luna sia un filo comune che corre attraverso la mitologia di molti popoli di tutto il mondo, compresi i cinesi. Il concetto di coniglio della luna venne introdotto in Cina con l’avvento dell’influenza del Buddhismo Indiano, come narra un’antica leggenda: una volta c’era in una foresta una radura nella quale venivano spesso dei santi uomini a meditare. In essa c’era un meraviglioso giardino con frutti e fiori, tenere erbe, e le acque increspate di uno splendente ruscello. In questo piccolo paradiso viveva un coniglio le cui virtù offuscavano quelle di tutti gli altri esseri viventi. Una sera il Buddha, accompagnato dai suoi discepoli, venne al giardino. Sedettero ai suoi piedi e ascoltarono la sua recita dei sutra. Così passarono una notte e un giorno fino a che il sole cocente fu alto nel cielo e le cicale si misero a cantare. Era il momento in cui ogni creatura cercava l’ombra e ogni viaggiatore soffriva per il caldo. Buddha assunse l’aspetto di un bramino e gridò con dolore: «Sono solo, i miei amici mi hanno abbandonato e io ho fame e sete. Credenti, venite e aiutatemi!». I piccoli animali della foresta sentirono il suo richiamo e uno dopo l’altro si affrettarono al suo fianco. Essi lo pregarono di rimanere e accettare la loro ospitalità. La lontra portò sette pesci e disse: «Prendi questi e stai con noi». Lo sciacallo portò parte della sua preda e chiese al Buddha di onorarli con la sua presenza ed essere il loro insegnante. Quindi venne il turno del coniglio. Modestamente fece un passo avanti, le mani vuote. «Maestro! Io sono cresciuto nei boschi. Il mio cibo sono le erbe. Non ho altro da offrirti se non il mio corpo. Dacci la benedizione e riposa qui, e lascia che io ti nutra delle mie carni, poiché non c’è altro che io possa darti». Proprio in quel momento scorse del carbone magico, carbone che bruciava senza fumo. Quando stava per saltare nelle fiamme, si fermò improvvisamente e tolse i minuscoli insetti dalla pelliccia dicendo: «Posso dare il mio corpo al santo, ma non ho diritto di prendere le vostre vite». Posando gli insetti delicatamente sul terreno il coniglio si gettò sul fuoco. Buddha riprese la sua forma e lodò il sacrificio: «Colui che dimentica se stesso, anche la più modesta di tutte le creature terrestri, raggiungerà l’Oceano della Pace Eterna! Tutti gli uomini dovrebbero imparare da lui ed essere ugualmente pietosi e servizievoli!» Buddha dette poi istruzione che le sembianze del coniglio adornassero la luna e rimanere così uno splendido esempio per sempre. E grazie al loro santo amico, tutti gli animali nella foresta furono posti nel mondo dei santi.

Il taoismo adottò il Coniglio della Luna insieme a molti altri concetti che si originarono nel Buddhismo. Essi lo chiamarono il Coniglio di Giada e lo dipinsero con le zampe anteriori corte, quelle posteriori lunghe e la coda corta. Si dice che si trovi sotto un albero di cassia magico sulla luna fabbricando pillole dell’immortalità, anche conosciute come l’elisir di giada.

Nel Palazzo della Luna tiene compagnia al Coniglio di Giada un immortale di nome Wu Gang. Questo sfortunato essere era stato esiliato dall’Imperatore di Giada (la deità suprema nella cosmologia taoista) con il patto che l’amnistia sarebbe stata concessa solo quando fosse riuscito ad abbattere l’albero di cassia. Ma ogni volta che Wu Gang lo colpiva con la sua ascia l’albero guariva del taglio immediatamente, condannandolo all’inutilità eterna.

Ma tra i Cinesi, forse il più popolare di tutti i racconti inerenti alla festa di Mezz’autunno è quello di Chang E, la Signora della Luna, che si trasformò in un rospo a tre zampe quando salì sulla luna. Come la storia del coniglio, anche questa ebbe origine in India. Dai tempi più antichi vari elementi di questo mito sono stati intrecciati: la luna, l’essenza femminile (yin), l’acqua e gli anfibi (il rospo). Questo racconto, viene narrato e ripetuto alla Festa di Mezz’autunno.

Chang E e suo marito Hou Yi, il prodigioso arciere, vivevano durante il regno del leggendario imperatore Yao (2000 a.C. circa). Hou Yi era un valente membro della Guardia Imperiale che maneggiava un arco magico e scoccava frecce magiche. Un giorno nel cielo apparvero dieci soli. La gente sulla terra non riusciva più sopportare il caldo e la siccità che ormai continuavano da diversi anni. L’imperatore decise allora di chiamare Hou Yi ordinandogli di tirare ai soli in soprannumero per eliminarli dal cielo e soccorrere così la popolazione. Facendo uso della sua abilità, Hou Yi ne abbattè nove lasciandone solo uno. La sua fama si diffuse, allora, fino giungere alla Regina Madre d’Occidente (Xi Wang Mu) nei lontani Monti Kunlun. Essa lo convocò al suo palazzo per ricompensarlo con la pillola dell’immortalità, ma avvertendolo così: “Non devi mangiare la pillola immediatamente. Prima devi prepararti per 12 mesi con la preghiera e il digiuno”. Essendo un uomo diligente, egli prese a cuore il consiglio e iniziò i preparativi nascondendo, prima di tutto, a casa sua la pillola. Sfortunatamente fu chiamato d’improvviso per una missione urgente. In sua assenza, la moglie Chang E notò una luce fioca e un dolce odore emanare da un angolo della stanza. Una volta presa la pillola nella mano, non riuscì a trattenersi dall’assaggiarla. Nel momento in cui la ingoiò la legge di gravità perse il suo potere su di lei. Poteva volare! Non molto tempo dopo sentì suo marito ritornare e terrorizzata volò fuori della finestra. Arco e frecce in mano, Hou Yi la inseguì per mezzo cielo, ma un forte vento lo riportò a casa. Chang E volò dritta sulla Luna, ma quando arrivò, ansimava così forte per lo sforzo compiuto, che sputò l’involucro della pillola, la quale si tramutò istantaneamente in un coniglio di giada, mentre Chang E divenne un rospo a tre zampe. Da allora vive sulla luna respingendo le frecce magiche che il marito le tira. Hou Yi si costruì un palazzo sul sole ed essi si vedono l’un l’altro il 15° giorno di ogni mese. Chang E e Hou Yi, simboli, rispettivamente della luna e del sole, sono divenuti espressione di yin e yang, femminile e maschile, ossia della complementarietà-dualità-armoniosità-complessità che governa l’universo.

ALCUNE NOTE STORICHE… (e curiosità):

I dolci della luna, squisitezza apprezzata da giovani e anziani, giocarono anche un ruolo importante in almeno un’occasione nel drammatico rovesciamento di una dinastia.

La seguente storia racconta come ciò sia avvenuto.

I Mongoli rovesciarono la dinastia Song nel 1279 e fondarono la dinastia Yuan con Kublay Khan, nipote di Gengis Khan, come primo imperatore. L’ultimo imperatore Song venne inviato in prigionia in Mongolia.
I Mongoli procedettero a dividere l’intera popolazione in quattro categorie: essi costituivano la prima categoria, la seconda includeva i popoli dell’Asia centrale che già in precedenza avevano capitolato al loro governo, la terza comprendeva gli Han (cinesi) della Cina settentrionale, i Nüzhen (Nuchen), i Gaoli (Coreani) e i Qidan (Khitan), e alla quarta categoria appartenevano tutti i popoli meridionali, che includevano gli Han e le altre minoranze. I governanti mongoli trattavano gli Han, soprattutto quelli del Sud, come schiavi, al punto che ne fu addirittura aperto un commercio, come se fossero animali. La terra fertile coltivata fu trasformata in pascolo. Solo ai Mongoli o a quelli appartenenti alla seconda categoria era permesso avere dei posti da funzionario con una carica elevata. Agli Han era proibito uscire di notte o avere delle luci in casa, e a nessun civile era per-messo possedere armi. Perfino ai monasteri era proibito usare oggetti di ferro per scopi religiosi. Per facilitare la sorveglianza, i governanti mongoli non permettevano agli Han del Nord di vivere negli stessi villaggi con i Mongoli, mentre nel sud tutti i residenti erano organizzati in un sistema secondo il quale 20 nuclei familiari costituivano un jia a capo del quale v’era un Mongolo. I capi dei jia esercitavano un’autorità assoluta sulla po-polazione Han sotto il proprio dominio ed erano artefici di ogni sorta di oppressione contro la popolazione civile. Le leggi della dinastia Yuan prevedevano che se un Mongolo uccideva un Han poteva o essere coscritto nell’esercito o pagare le spese di sepoltura della vittima. Agli Han e gli altri popoli meridionali non era permesso difendersi da un at-tacco. Unica possibilità: appellarsi ai burocrati. Un Han che picchiava o uccideva un Mongolo era soggetto a una severa punizione. Se una persona della quarta categoria veniva accusata di furto, le sarebbe stato impresso un tatuaggio in faccia; mentre i Mongoli e gli appartenenti alla seconda categoria, colpevoli dello stesso crimine, ne erano immuni. Le ribellioni contro il brutale dominio dei Mongoli cominciarono nel 1351, l’11° anno di regno di Shun Di, ultimo imperatore Yuan. La società segreta Loto Bianco fomentò una rivolta a Yingzhou e riuscì a occupare parec-chi distretti. Le loro forze crebbero velocemente fino a raggiungere 100.000 uomini. Incoraggiati dal loro esempio, la popolazione in vari altri distretti fece altrettanto.
Nel 1353, Zhu Yuanzhang (divenuto poi l’imperatore fondatore della dinastia Ming nel 1368) da ufficiale di grado inferiore nell’esercito ribelle di Guo Zixing, divenne capo di una divisione forte di parecchie migliaia di unità. Egli, dopo essersi impadronito con successo del distretto di Dingyuan, nella Provincia dell’Anhui, attaccò la prefettura di Chuzhou e ne vinse la debole difesa.

Il resoconto popolare, sia esso vero o no, di come avvenne la caduta di Chuzhou è decisamente più pittoresco.

Secondo questa versione, l’Imperatore di Giada preso dalla collera aveva inviato cinque dei a Chuzhou per affliggere la popolazione con la peste. Ma uno degli immortali (del Panteon taoista) fu mosso a compassione e mandò uno dei suoi discepoli a proteggere la popolazione. Questo discepolo altri non era che Liu Bowen, primo consigliere di Zhu Yuanzhang. All’arrivo in città egli tenne riti taoisti per tre giorni e tre notti, recitando una complicata successione di incantesimi. Quindi informò la popolazione che aveva implorato i cinque dei di risparmiare la città, ma che ogni famiglia avrebbe dovuto tuttavia issare una bandiera a mezzanotte del 15° giorno del mese. Nello stesso tempo avrebbero dovuto accendere lanterne e battere tamburi e gong; solo questo avrebbe potuto salvarli dalla pestilenza. Liu Bowen quindi distribuì dei dolci della luna a tutte le famiglie della città, dicendo a ognuno che il dolce conteneva una striscia di carta con su scritto un incantesimo. Se avessero fatto quanto raccomandato a mezzanotte sarebbero stati sicuramente salvati. Liu quindi andò via in fretta per ritornare al suo esercito. Pochi giorni dopo era la Festa di Mezz’autunno. Una volta completate le usuali attività della festività, scoccò la mezzanotte e l’intera città accese le lanterne, issò bandiere, e battè tamburi e gong. Aprendo i dolci della luna, si trovarono strisce di carta con su scritto Uccidi i Dazi (Tartari). La gente si armò di coltelli da cucina e bastoni di legno e proprio in quel momento l’esercito di Zhu Yuanzhang, che si era furtivamente avvicinato alla città, riempì l’aria con assordanti urla di battaglia, battè tamburi e gong e accese una moltitudine di torce. I difensori Yuan non avevano alcuna idea della forza e del numero degli attaccanti; vedevano solamente le lanterne che bruciavano, le bandiere che sventolavano, e sentivano il selvaggio battere di tamburi e gong. Scapparono terrorizzati e confusamente e quelli che esitarono furono uccisi o fatti prigionieri. Così è come si suppone sia avvenuta la cattura della città da parte di Zhu Yuanzhang. Il fatto che Liu Bowen in realtà si affiancò a Zhu Yuanzhang nel 1359, sei anni dopo cioè l’attacco di Chuzhou, indica chiaramente che la suddetta storia non sia interamente vera. Liu non era il discepolo di un immortale ma piuttosto un noto uomo di lettere, un candidato che aveva passato gli esami imperiali e aveva il posto di funzionario di distretto di grado inferiore nella dinastia Yuan. Molti secoli dopo i dolci della luna riapparvero nuovamente in un ruolo politico; nel periodo della ribellione dei Boxer (1900), messaggi che dicevano Uccidi gli stranieri venivano talvolta messi nei dolci come reazione allo sfruttamento effettuato dalle potenze straniere.

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